Il buon rimessaggio invernale per le imbarcazioni

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barche rimessate

Piccola o grande che sia una barca, le difficili condizioni meteorologiche invernali possono causare danni o un precoce deterioramento della stessa pregiudicandone il funzionamento ed il valore.
Se non si ha la possibilità di rimessare la barca al coperto, è allora importante dedicare il tempo e le spese che servono per prepararla ad affrontare l’inverno.
Ecco alcuni suggerimenti che speriamo possano essere di aiuto, ben sapendo che non saranno esaustivi; dato che le criticità del rimessaggio invernale dipendono dalla tipologia di barca, motore, dalla zona di stazionamento, etc

il buon rimessaggio invernale: l’ormeggio

Non dovrebbe neppure essere citata la necessità di un buon ormeggio della barca, ma l’esperienza quotidiana ci insegna che spesso la qualità dell’ormeggio è approssimativa ed ii forti venti o maree invernali possono metterlo a dura prova causando danni a volte “catastrofici” se paragonati al valore diuna cima di ormeggio. Prima regola sostituire senza indugio se deteriorate o troppo vecchie senza aspettare che un preoccupato vicino di barca ce lo consigli… La scelta della cima va fatta in base al peso e alla lunghezza della barca. Il rivenditore di fiducia vi saprà consigliare correttamente. Per barche sopra i 50-60 q.li è buona regola applicare gli ammortizzatori(ne esistono di gomma, in acciaio a molla o possono semplicemente essere realizzati con particolari intrecci della cima stessa) per evitare crepe al gelcoat alle gallocce. Se la barca è esposta a venti predominanti da una determinata direzione si può raddoppiare le cime di ormeggio che contrastano tale vento. La lunghezza della cima è molto importante. Una cima non va né troppo tesa, ne troppo lasca. La corretta lunghezza va valutata in funzione alle escursioni di marea; si consideri che in inverno possono capitare basse ed alte maree eccezionali. Verificare infine la qualità dei nodi realizzati. Sicuramente non si rischia mai una brutta figura a chiedereagli addetti all’ormeggio del porto di fare un check-up dell’ormeggio realizzato.

il buon rimessaggio invernale: la protezione della coperta 

Vento, acqua, ghiaccio, salsedine, sabbia sono elementi usuranti per la coperta soprattutto in inverno. E’ allora importante coprirla correttamente. La robustezza del materiale va scelta in funzione della dimensione e forma della barca e dei venti a cui è potenzialmente soggetta. E’ importante evitare che il telo faccia “pancia” in quanto l’acqua piovana deve poter scorrere fuori e che non ci siano aperture attraverso cui il vento possa insinuarsi gonfiando il telo fino a lacerarlo. Evitare anche di mettere una copertura sigillante per evitare condensa permanente. Asportare le cuscinerie (meglio portarle a casa che lasciarle in cabina), gli strumenti (con l’accorgimento di sigillare le spine), coprire la consolle con un telo o panno aggiuntivo, spruzzare di CRC spine, contatti elettrici, serrature. Se sono presenti fori di svuotamento del pozzetto, verificare che siano completamente liberi (con una sonda o un compressore): fori già parzialmente ostruiti, con l’aggiunta di foglie o sabbia e forti piogge, potrebbero pregiudicare il galleggiamento della barca. Meglio ancora verificare in sentina che i tubi flessibili di scarico dell’acqua siano integri, bene innestati e le fascette ben strette.

il buon rimessaggio invernale: la protezione interna

 

Il peggior nemico degli interni di un’imbarcazione è l’umidità, o meglio la condensa.In inverno, con le basse temperature e l’umidità esterna elevata, si possono creare muffe su tessuti e moquette. Escludendo la possibilità di mantenere 20°C fissi per ovvi motivi di costi (si consideri che una stufetta elettrica di 500W sempre in funzione consuma 360kWh al mese, con una spesa che va dai 70 a oltre 100€) una serie di accorgimenti possono aiutarea ridurre l’umidità interna e i problemi conseguenti:
– asportare indumenti, tendaggi, cuscini in tessuto per quanto possibile;
– pulire e sgrassare tutte le superfici: eventuali residui organici sono soggetti a muffe;
– chiudere gli spifferi che renderebbero vano ogni altro accorgimento;
– verificare la tenuta delle guarnizioni degli oblò. Non deve gocciolare dentro acqua piovana;
– posizionare sali igroscopici negli ambienti principali per contenere l’umidità dell’aria;
– collegare un deumidificatore, prevedendo la possibilità di scarico diretto in un wc o lavandino. Il deumidificatore è più efficace ed economico di una stufetta elettrica, ma smette di funzionare sotto determinate temperature (verificare nel manuale d’uso). Per questo i sali igroscopici, in abbinamento, sono molto utili.
– collegare una stufetta elettrica ad olio diatermico (assolutamente da evitare la stufa con ventilatore!), puntata al minimo, con lo scopo di evitare di avvicinarsi a 0°C. Come detto prima, stufette elettriche e pompe di calore sono apparecchi energivori da utilizzare con moderazione per evitare conti salati;
– cautelativamente mettere un po’ di antigelo nei sifoni dei lavandini;
– E’ ottima cosa saltuariamente far aerare gli interni nelle giornate secche di bel tempo e sostituire i sali igroscopici quando esauriti.
– ungere con spray protettivo le parti soggette a ossidazione (cerniere, oggettistica in metallo etc)
– ungere con spray al silicone o grasso al teflon le guarnizioni per mantenerne durata e tenuta

Passiamo ora al rimessaggio invernale della parte impiantistica.

il buon rimessaggio invernale: il serbatoio del carburante



Controllare che non ci sia acqua o impurità nel serbatoio. Riempire completamente il serbatoio di gasolio (evita condensa che successivamente provocherà proliferazione di alghe); al contrario svuotare il più possibile il serbatoio dalla benzina (che così non perderà le sue proprietà). E’ consigliato utilizzare additivi protettivi per olio motore, benzina, gasolioper il rimessaggio invernale, ma possono essere utili alla pulizia ed al miglioramento dell’efficienza del motore in ogni momento dell’anno.

il buon rimessaggio invernale: il motore

Per tutti i motori è consigliato effettuare il tagliando prima del fermo invernale. In questo modo,oltre al cambio filtri e olio, sarà verificata lo stato degli anodi, effettuato il risciacquo del circuito di raffreddamento, etc.
Nel caso di fuoribordo è importante sciacquare il circuito di raffreddamento con acqua dolce utilizzando la cuffia. Acqua salata/salmastra causano alla lunga incrostazione e corrosione. Ingrassare lo stelo dalle timoneria e del trim, lubrificare il pignone del motorino di avviamento, prevenendo bloccaggi alla ripartenza primaverile. Il “CRC” o “WD40” o spray al silicone, spruzzati nella calandra, sono sicuramente un buon protettivo contro ossidazione e secchezza. E’ buona regola isolare il motore la batteria. In questo modo si evita di mantenere alimentato il motore, evitando il rischio di correnti parassite indotte e aiutandoa preservare la batteria stessa da una lenta scarica. Se la barca rimane in acqua per il periodo invernale, per quanto si tenga sollevato, il motore fuoribordo è comunque in contatto con l’acqua nella zona della staffa di poppa. Questo significa correnti galvaniche! Gli anodi sacrificali (i cosidetti “zinchi”) posti nel corpo motore proteggono da questo fenomeno, ma è meglio non fidarsi;si consideri che, negli anni, una corrosione del corpo motore/scarico è fisiologico, e che, senza far nomi,i motori di alcune case costruttrici sono più deboli in tal senso. E’ possibile proteggere il motore aggiungendo degli anodi appesi in acqua alla staffa del motore fuoribordo riducendo l’entità del problema. Proteggere la parte della staffa immersa in acqua con una una patina di grasso idrorepellente (il cosidetto grasso blu “nautico”) è un altro buon accorgimento.
Per i motori entrofuoribordo gli accorgimenti sono analoghi, aggiungendo l’attenzione ad avere una sentina il più asciutta possibile: umidità o peggio il contatto diretto continuo delle parti metalliche con acqua causanoforte ossidazione.
Per i motori entrobordo è cosa vitale evitare che l’acqua presente nel circuito di raffreddamento congeli causando danni al corpo motore. Prima del fermo barca si deve allora provvedere a immettere nel circuito di raffreddamento (dai filtri di spirazione) acqua dolce miscelata con antigelo in percentuale dipendente dalle temperature attese (solitamente un 10-20% di concentrazione è sufficiente), che ha per di più una ottima azione lubrificante protettiva
Per i motori a carburatore è utile far girare il motore fino ad esaurimento della benzina nei carburatori e poi immettere negli stessi olio o CRC66 come protettivo e far fare qualche giro a mano al motore senza candele in modo che le pareti del cilindro vengano lubrificate.
Timoneria e Trim. Ingrassare gli steli

il buon rimessaggio invernale: le batterie

 

Abbiamo già detto che è buona regola staccare le batterie in caso di lunghe soste. Molti impianti elettrici presentano dispersioni a bordo che oltre a scaricare le batterie o consumare energia dalla banchina, causano correnti galvaniche che consumano gli anodi causano corrosione alle parti metalliche a bordo della propria barca e alle strutture metalliche nelle immediate vicinanze, quindi altre barche e pontili. Nel caso la batteria si scarichi rapidamente senza utenze in funzione è allora buona regola far verificare da un elettricista la presenza di dispersioni. Ancora meglio sarebbe prelevare le batterie dalla barca e tenerle al riparo dal gelo effettuando la ricarica una volta al mese. In questo modo si prolunga la vita utile per anni. Nel caso la batteria sia invece necessaria a bordo per azionare la pompa di sentina è opportuno che un apposito staccabatterie permetta di isolare tutte le utenze ed il motore, lasciando attivo solo lo svuotamento automatico. In questo caso è opportuno avere un caricabatterie/mantenitore di carica a bordo o ricaricare con una certa frequenza la batteria per evitare il rischio di affondamento.

I prodotti utili al rimessaggio sopra accennati sono disponibili presso il nostro negozio in porto o in tutti i punti vendita di articoli nautici.

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Questionario soddisfazione clienti 2016

Riportiamo i risultati del questionario svolto nel corso del 2016 relativamente al grado di soddisfazione dei clienti di Porto Barricata. Le risposte ai quesiti, i suggerimenti ed anche le eventuali critiche ricevuti sono stati di grande aiuto per individuare le aree di miglioramento.

Cliccando qui potrete scaricare file pdf contenente i risultati del sondaggio.

 

Come tenersi aggiornati sulle news di Porto Barricata

notizie

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Come difendersi dal caldo: Trucchi e rimedi

Aspettiamo il caldo tutto l’anno e quando arriva.. ci trova in mare impreparati!
Ecco qualche utile consiglio per difendersi dal sole e dall’afa.

Idratazione                                                                       

E’ consigliabile bere molto, anche se non avete sete: acqua, succhi di frutta (preferibil idratazionemente senza zucchero) e the freddo permettono di mantenere il corpo ben idratato. Abbondate sempre i liquidi in cambusa, evitando (o almeno limitando…) caffè e bevande alcoliche, gassate o molto zuccherate, che hanno un effetto diuretico e ipercalorico e che contribuiscono così alla disidratazione.
Anche se fa molto caldo è sconsigliato bere bibite troppo fredde o ghiacciate, che nell’immediato danno una sensazione di refrigerio ma che possono anche provocare congestioni.

Alimentazione                                                                                                                   

L’alimentazione è fondamentale: meglio evitare pranzi e cene pesanti e privilegiare piccoli pasti e spuntini sparsi alimentazionedurante tutto l’arco della giornata. In linea di principio, sono più adatti gli alimenti leggeri, freschi e con pochi grassi: la pasta e i carboidrati sono da preferirsi alle carni e ai formaggi fermentati e vanno evitati tutti quei cibi che aumentano la temperatura corporea, come spinaci, peperoncino, cipolle, aglio, radicchio e frutta secca. È meglio limitare anche il consumo di alimenti caldi, speziati o molto salati e di fritture. Seguire una dieta leggera ricca di frutta di stagione e di verdura magari non soddisferà il palato completamente, ma aiuta a resistere meglio all’afa e caldo.

I più motivati possono ricorrere a frullati, macedonie, sorbetti e gelati (meglio quelli alla frutta che quelli alle creme, più pesanti da digerire e meno dissetanti).

Ricordate poi che il caldo può interferire con la corretta conservazione di alcuni alimenti (latticini, carni, dolci con creme…). D’estate è quindi necessario prestare una maggiore attenzione sia al momento dell’acquisto dei prodotti che della loro preparazione, conservazione e del loro consumo.

 

Abbigliamento e protezioni solari                                

Nelle giornate di caldo e di sole il benessere passa anche per l’abbigliamento.
abbigliamentoSi consigliano abiti di colore chiaro, non aderenti e in tessuti naturali, dal cotone (biologico, se lo trovate) al lino, che permettano alla pelle di traspirare e al corpo di liberarsi dal calore.
Se vi capita di trascorrere all’aperto le ore più assolate della giornata premunitevi indossando un cappello, magari in paglia a falde larghe, che non passa mai di moda.

Importante infine usare  gli occhiali da sole, verificando che le lenti abbiano filtri anti UV. Un eccesso di occhiali da soleesposizione alla luce affatica l’occhio, può generare congiuntiviti e altre patologie oculari. Dato che in mare alla luce diretta si aggiunge il riflesso sull’acqua, è opportuno un occhiale con lente grande e ben sagomata per proteggere anche dai riverberi. Esistono linee di occhiali specifici per uso marino, forse non all’ultima moda, ma molto efficaci a difendere i nostri occhi. Se può essere un incentivo all’uso degli occhiali da sole, sappiate che strizzare continuamente gli occhi per via del sole fa anche aumentare le odiate rughe del contorno occhi

                                                                                                                                                                                                        !

Le zone del corpo non coperte dai vestiti devono essere obbligatoriamente protette da una crema con opportuno filtro solare. Il filtro o fattore di protezione (es 2,3, 20, 50, totale) moltiplica la possibilità di rimanere al sole senza causare danni alla pelle. Non esiste il filtro più adatto; dipende da tanti fattori (fenotipo della pelle, mese, orario e durata dell’esposizione, etc). Non fate gli uomini duri e puri: la pelle è un organo delicato che, se non protetto, si ammala (dermatiti o melanomi in particolare) ed invecchia precocemente


Altri suggerimenti                                                            

Evitare ovviamente di uscire o esporsi al sole nelle ore più calde. Ma se siamo fuori in mare sotto la canicola, un tuffo è un ottimo rimedio per ridurre la temperatura corporea:

In generale d’estate è meglio fare docce tiepide e bagnarsi di frequente, magari senza asciugarvi. E’ buona norma che una doccia non duri più di cinque minuti, l’acqua è un bene prezioso!

Evitate di fare docce molto fredde subito dopo essere rientrati da ambienti particolarmente caldi.

Dopo la doccia, per rendere più duraturo l’effetto refrigerante, potete utilizzare creme per il corpo o gel rinfrescanti: particolarmente indicati quelli agli agrumi, al mentolo, all’eucalipto e all’aloe vera.
Se siete dei patiti dello sport e svolgete una regolare attività fisica, concentratela al mattino presto o al tramonto, quando il caldo è meno intenso.

attività fisica

Qualche trucco per mantenere fresca la casa è per esempio schermare le finestre esposte al sole diretto con tende, persiane e tapparelle; ricordandosi poi di tenerle aperte al mattino presto, la sera tardi e di notte e di lasciarle chiuse durante il giorno, per tutto il tempo in cui la temperatura esterna è più alta della temperatura interna. Non eccedere mai troppo con il climatizzatore in casa o in auto. Entrare ed uscire da ambienti con forti sbalzi di temperatura, magari sudati, può essere dannoso per la salute.

Le pubblicazioni in internet, riviste periodiche o libri che trattano questo tema sono innumerevoli. Da parte nostra, vi consigliamo di approfondire le linee guida del ministero della salute.

Radio VHF: Uso, non abuso

Radio Vhf: impariamo a farne buon uso 

apparecchio vhf nautico

La radio Vhf , obbligatoria per chi naviga oltre le 6 miglia dalla costa, è lo strumento di comunicazione fondamentale per comunicare in mare con altre barche, porti, Guardia Costiera e soprattutto in caso di emergenza. Ecco un breve sommario di come usarlo senza abusarne. Quante volte è capitato di ascoltare, o magari di fare  conversazioni amatoriali? E’ importante allora comprendere QUANDO deve essere utilizzato e COME deve essere utilizzato, ed in particolare come si effettua una chiamata, quali termini conoscere, i momenti di silenzio-radio da rispettare, la scelta dei canali giusti facendo nostra la mentalità che è un apparecchio legato alla sicurezza e non al divertimento.

…prima di tutto un po’ di burocrazia: il Certificato RTF e la Licenza di esercizio

Secondo il Codice della Nautica da Diporto (Legge 171/2005) il Vhf, anche portatile, è obbligatorio sui natanti e sulle imbarcazioni  fino ai 24 metri di lunghezza che navigano oltre le 6 miglia dalla costa. Per utilizzare tale strumento l’unità da diporto deve disporre di una Licenza di esercizio Rtf che viene rilasciata dal ministero delle Comunicazioni: la radio installata a bordo, diviene così una “stazione” che, come tale, ha un proprio Nominativo Internazionale composto da due lettere “IY” oppure “IZ”, seguite da un numero che varia da unità a unità.

Di fatto con un apparato Vhf a bordo si diventa legali di una stazione di trasmissione radio, con tutta la regolamentazione e le sanzioni previste dal Codice delle telecomunicazioni. Da notare che al passaggio di proprietà di una imbarcazione è necessario effettuare anche il subentro nella licenza (se l’apparato Vhf rimane in dotazione alla barca), cosa che molti dimenticano di fare. Invece per i natanti, la licenza di esercizio  “segue” il Vhf.

La licenza di esercizio Vhf è gratuita e consente il solo ascolto, salvo necessità di legate alla navigazione o emergenze in corso. Per poter comunicare con il Vhf esistono licenze commerciali a pagamento.

Per poter utilizzare il Vhf almeno un membro dell’equipaggio deve essere in possesso del certificato di operatore Rtf,  il cosiddetto “patentino”, rilasciato dallo stesso ministero delle Comunicazioni.

Per saperne di più:

http://www.bolina.it/vhf

http://www.nautica.it/norme/vhf.htm

 

Vhf portatile o fisso. Come scegliere?

Come funziona la radio Vhf? Vhf è l’acronimo di very high frequency, cioè utilizza onde elettromagnetiche ad alta frequenza (tra i 30 e i 300 Mhz). Tali onde si propagano in linea retta con caratteristiche “ottiche”, cioè raggiungono tutti i punti “visibili” intorno allo scafo, quindi non raggiungono grandi distanze per via della curvatura terreste. La portata del segnale dipende da vari fattori

  • dall’altezza di installazione dell’antenna: il Vhf fisso permette di installare l’antenna nel punto più alto della barca, raggiungendo anche le 15-20 miglia di portata del segnale; il Vhf portatile, avendo l’antenna integrata nella  radio, se usato ad altezza d’uomo può raggiungere la portata di 6/8 miglia.
  • Potenza del segnale trasmesso. Nel caso di Vhf portatile, la potenza del segnale in uscita è solitamente di 5/6W, per i Vhf fissi 25W. La bassa potenza del Vhf portatile è dovuto a motivi di durata della batteria e dal fatto che comunque l’uso a quota mare non consente propagazione ottica oltre le 6/8 miglia.
  • Potenza dell’antenna: l’antenna è un altro componente importante per la forza e soprattutto la qualità del segnale trasmesso e ricevuto. Maggiore la potenza (100W – 300W), migliore l’antenna. Le stazioni fisse sono dotate di antenne più lunghe e potenti che migliorano notevolmente il signale.
  • Posizione a bordo: la vicinanza di fonti di emissione di onde elettromagnetiche o di altre antenne all’antenna Vhf ne riduce l’efficienza.

 

Nota bene: riduzione potenza di comunicazione (pulsante Hi-Low)

In entrambi i modelli, è possibile grazie a un sistema di commutazione scendere a 1 Watt per comunicazioni a corto raggio, mentre se si deve trasmettere o ricevere a lunga distanza si sfrutta la potenza massima. In ogni caso è una buona abitudine usufruire della potenza ridotta, in questo modo infatti non si invade l’etere a distanze inutili con la possibilità di creare interferenze ad altre comunicazioni, si aumenta la riservatezza delle trasmissioni e si economizza il consumo della batteria.

Il canale 16 e canale 9

Il canale 16 in tutto il mondo è dedicato all’emergenza e riservato all’ascolto. La radio dovrebbe sempre rimanere sintonizzata su questo canale. Vengono trasmessi i bollettini meteo, avvisi ai naviganti, gli avvisi di burrasca e le eventuali richieste di aiuto. C’è una regola fondamentale: nei primi tre minuti di ogni mezz’ora va mantenuto il silenzio radio sul canale 16: il periodo in questione infatti è preposto alle segnalazioni di sicurezza e di emergenza.

Altri canali sono utilizzati da altre categorie di professionisti del mare. Il  canale 9 è in uso alle Capitanerie di porto e in genere ai porti commerciali. Per le comunicazioni barca-barca è meglio usare i canali 6, 8, 67, 72 o 77.

 

Comunicazione  simplex: le parole codificate per le comunicazioni in mare

L’impiego dell’apparecchio è molto semplice. Qualunque sia il tipo, fisso o portatile, sono quattro i comandi principali da conoscere: il tasto di acceso-spento (di solito accoppiato al volume), il tasto di trasmissione, il selettore dei canali e la regolazione dello squelch, ossia del filtro antirumori.

La trasmissione avviene in modalità: simplex: la trasmissione e la ricezione avvengono sulla stessa frequenza, quindi non si può parlare e ascoltare contemporaneamente. Per agevolare e rendere più chiare le comunicazioni in simplex, il dialogo tra i due operatori deve essere punteggiato da una serie di parole codificate, come per esempio “passo” o “cambio” per indicare che si passa dalla fase di trasmissione a quella di ricezione, “ricevuto” per indicare che si è ascoltato il messaggio o “passo e chiudo” per segnalare la fine della trasmissione e la possibilità per gli altri navigatori di utilizzare il canale fino a quel momento occupato. Se invece si tratta di un Vhf bidirezionale o duplex, allora si può conversare come con un normale telefono suando due frequenze diverse.

Per effettuare una chiamata si sintonizza la radio Vhf su un canale noto al ricevente. Prima di trasmettere occorre accertarsi che sul canale scelto non ci siano altre comunicazioni in corso. Si procede chiamando per tre volte il nominativo della stazione, preceduto dalla parola “qui”. Il nominativo della stazione con cui comunicare solitamente è il nome della barca, per esempio: «PippoPippoPippo, qui Pluto, Pluto, Pluto, passo…». Se Pluto non dovesse rispondere si attende per due minuti e poi si effettua di nuovo la chiamata. Attendere sempre che eventuali comunicazioni di terzi siano terminate. Se si sta comunicando con una Stazione Costiera sarà quest’ultima a indicare il canale “di lavoro” su cui sintonizzarsi per una comunicazione di servizio.

Come lanciare l’Sos

La radio Vhf è lo strumento per eccellenza che può essere utilizzato in caso di emergenza in mare. Tutti i membri dell’equipaggio devono sapere utilizzare la radio Vhf tenendo presente che le chiamate di soccorso e quelle relative alla sicurezza della navigazione devono essere lanciate sul canale 16. Ci sono tre tipi di chiamate di emergenza: il may day, il pan e il securitè. Il may day  è la chiamata di soccorso che si utilizza in una situazione di gravissimo pericolo imminente per l’imbarcazione e la vita umana. Il messaggio di soccorso comprende: il segnale di soccorso may day ripetuto tre volte, il nominativo dell’unità, le coordinate geografiche, la natura del pericolo, il genere degli aiuti richiesti e ogni altra informazione intesa a facilitare il soccorso.

Qualora si capti un may day si devono sospendere le eventuali trasmissioni in corso, restare in ascolto e metterci a disposizione della centrale operativa della Capitaneria di porto che assume la direzione dell’intervento. Se da questa, per ragioni di lontananza, il messaggio non viene captato si deve fare agire da “sponda” alla barca in emergenza e rilanciare il suo may day. Il segnale per indicare che si tratta del rilancio di un may day è il may day relais (relè), anche questo va ripetuto tre volte accompagnato dalla ripetizione del messaggio originale come è stato ricevuto.

Poi c’è la chiamata d’urgenza, composta dalla parola pan ripetuta tre volte, con la quale si trasmette un messaggio urgentissimo riguardante la sicurezza di una imbarcazione o di una o più persone; deve essere trasmessa soltanto su ordine del Comandante o della persona responsabile dell’imbarcazione e ha la precedenza su tutte le altre comunicazioni eccetto quelle di soccorso.  Infine c’è la chiamata di sicurezza, composta dalla parola securitè ripetuta tre volte, con la quale si trasmette un messaggio riguardante la sicurezza della navigazione, per esempio un bollettino del mare o un avviso urgente ai naviganti. Questo messaggio andrebbe trasmesso preferibilmente subito dopo i tre minuti di silenzio.

In conclusione: il Vhf non è un passatempo!

Il Regolamento delle Radiocomunicazioni norma modalità e possibilità di comunicazione con la radio Vhf. Vale la pena ribadire il principio fondamentale che la radio Vhf è uno strumento legato alla sicurezza della navigazione e non un passatempo. Tutti ci ascoltano nel raggio di azione della nostra radio! Anche le comunicazioni necessarie devono essere essenziali per non intasare inutilmente la rete, rispettando la destinazione di ciascun canale, in particolare non occupando inutilmente il canale 16,  utilizzando il codice della comunicazione sopra esposto e possibilmente scomponendo  in lettere i nomi propri o il proprio numero identificativo o termini difficili per agevolare la comprensione e velocizzare i tempi della comunicazione utilizzando il codice internazionale.

Sanzioni

L’assenza del VHf oltre le 6 miglia è sanzionato al pari dell’assenza delle dotazioni di soccorso obbligatorie con una ammenda che varia dai 50 ai 500€ (art. 53, comma 4 D.Lg 171/2005) .

Il codice delle comunicazioni elettroniche, all’art. 102 prevede sanzione dai 300 ai 10.000€ per installazione a bordo senza autorizzazione (senza licenza o certificato Rtf)- Per un uso indebito del Vhf o procurato allarme presso le autorità, è previsto addirittura l’arresto fino a 6mesi, sanzione fino a 670€.

Le motovedette della capitaneria d Porto possono disporre di strumenti in grado di identificare con precisione il punto di trasmissione.

dove si trova e cosa vedere a Porto Barrica

Dove si trova e cosa vedere a Porto Barricata

Spesso nella mia esperienza lavorativa a Porto Barricata mi sono trovato a spiegare ai turisti che vogliono visitare il marina dove si trova Porto Barricata e molte volte anche a dare indicazioni per arrivare a Porto Barricata. Questo mi ha dato lo spunto per scrivere questo post che spiega meglio tutto questo, con qualche accenno di storia, che non fa mai male.

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